Il nuovo modo di vedere e sentire sviluppatosi nella Chiesa d'epoca patristica - lo stile che potremmo chiamare mistagogico - corrisponde a una vocazione allora altrettanto nuova, quella eremitica o monastica. Il caso esemplare è la vocazione di sant'Antonio abate, avvenuta mentre ascoltava la proclamazione del vangelo alla messa.
L'evento, narrato dal biografo di Antonio, sant'Atanasio, viene descritto visivamente 1150 anni più tardi in una piccola tavola oggi a Berlino, opera dell'artista senese noto come il maestro dell'Osservanza, dove vediamo il giovane in piedi che ascolta mentre il celebrante legge il testo sacro. Atanasio insiste sulla situazione esistenziale del santo: i suoi genitori erano morti da meno di sei mesi e Antonio si domandava che fare con la propria vita, "riflettendo sulla ragione che aveva indotto gli apostoli a seguire il Salvatore dopo aver abbandonato ogni cosa". Ragazzo religioso, aveva la consuetudine di recarsi alla messa - dice Atanasio - e "meditando queste cose entrò in chiesa proprio mentre si leggeva il vangelo e sentì che il Signore aveva detto a quel ricco: "Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi, e avrai un tesoro nei cieli"" (Matteo, 19, 21). Allora Antonio, come se il racconto della vita dei santi fosse stato presentato dalla provvidenza e quelle parole fossero state lette proprio per lui, uscì subito dalla chiesa, diede in dono agli abitanti del paese le proprietà che aveva ereditato... e si dedicò nei pressi della sua casa alla vita ascetica, e cominciò a condurre con fortezza una vita aspra, senza nulla concedere a se stesso" (Vita Antonii, Patrologia Graeca, 26, 842-846). Ecco l'ascolto acutizzato dalla fede, che fa penetrare





