La fede nella presenza del Signore nella Chiesa, in specie quella
eucaristica, il sacerdote la esprime esemplarmente con l’adorazione che si
documenta nella riverenza profonda delle genuflessioni durante la Santa Messa e
fuori di essa. Nella liturgia postconciliare sono ridotte al minimo: la ragione
addotta è la sobrietà; il risultato è che son diventate rare, oppure sono appena
abbozzate. Siamo diventati avari di gesti verso il Signore; però elogiamo ebrei
e musulmani per il loro fervore nel modo di pregare.
La Igleisa necesita de santos, lo sabemos, y ella necesita también de artistas hábiles y capaces; los unos y los otros, santos y artistas, son testimonio del espíritu que vive en Cristo (Pablo VI Carta a los miembros de la Comisión Diocesana de Arte Sacra. 4 de junio de 1967).
sábado, 7 de enero de 2012
TIEMPOS DE ORACIÓN DE LA LITURGIA DE LAS HORAS

La comunidad apostólica observaba el uso nacional de
los hebreos de la triple oración: por la mañana, a mediodía y por la tarde.
Pero no se desconocía la oración nocturna (Le 6,12; He 16,25). A partir del s. IV
se difundió mucho la costumbre de los cinco tiempos, recordada ya por
Tertuliano y por otros: laudes, tercia, sexta, nona, vísperas. Sin
embargo, algunos ambientes añadieron otros dos: prima, señalada para
Belén y otros lugares por Casiano, y completas, de las que
habla el mismo Casiano y antes todavía san Basilio. Es frecuente también
un tiempo estrictamente nocturno, colocado y configurado de forma
diferente.
viernes, 6 de enero de 2012
L’ARTE SACRA NEI DOCUMENTI CONCILIARI
Partiamo dall’esordio del capitolo VII di SC, dedicato interamente all’arte sacra e alla sacra suppellettile.
“Fra le più nobili attività dell’ingegno umano sono, con pieno diritto,
annoverate le arti liberali, soprattutto l’arte religiosa e il suo vertice,
l’arte sacra”[1].
Un primo nodo teorico da affrontare è dunque
costituito dalla collocazione dell’arte sacra nella cultura delle arti
liberali: il Concilio Vaticano II, infatti, sembra rispondere affermativamente
alla aspirazione di riconoscimento culturale che per secoli ha animato gli
artisti. In particolare nel corso del Rinascimento gli artisti rivendicano la
collocazione delle arti figurative entro le arti liberali, comprendendo che ciò
dipende dal loro saper esibire un carattere conoscitivo profondo,
razionale. Leonardo, per esempio,
rivendica tale carattere per la pittura, la quale può vantare, rispetto alla
scultura, una maggiore distanza dalla materia e un maggiore impiego del
“discorso”[2].
jueves, 5 de enero de 2012
GESTI E MOVIMENTO DEI FEDELI DURANTE LA CELEBRAZIONE

I gesti e
movimenti dei fedeli durante la celebrazione della Santa Messa appartengono a
quegli aspetti materiali del culto divino che non si possono trascurare. San
Tommaso d’Aquino è molto chiaro nell’osservare che dobbiamo rendere onore a Dio
non solo in spirito. Siccome gli uomini sono creature corporee, i sensi esterni
sono sempre coinvolti. Nella sacra liturgia è necessario «servirsi di cose
materiali come di segni, mediante i quali l’anima umana venga eccitata alle
azioni spirituali che la uniscono a Dio» (S.Th. IIa IIae q. 81 a. 7).
RIFLESSIONI SUI FONDAMENTI DELL’ARTE SACRA
Nell’epoca contemporanea, l’arte[1] e la letteratura
artistica hanno sovente trascurato di affrontare, rispettivamente nella pratica
e nella teoria dell’arte, le ricchissime possibilità dell’arte sacra,
trascurandone o sminuendone la portata;
l’arte sacra, destinata a servire il “sacro culto” e il “sacro rito” nei
“sacri luoghi” (e in questo —come vedremo— specificatamente distinta dalla più
generica arte religiosa di cui costituisce la “vetta”), pur essendo “ancorata”
a realtà persistenti, viene confinata
nel passato, come mero fenomeno “storico”.
Nella contemporaneità, dunque, sembra essersi interrotta la millenaria
collaborazione tra la casa di Pietro[2] e gli artisti;
proprio dalla parte di Pietro è provenuto, però, il richiamo a una rinnovata
“alleanza”. Alla chiusura del Concilio
Vaticano II, i Padri si rivolgono anche agli artisti: “Ora a voi tutti,
artisti, [...] Oggi, come ieri, la Chiesa ha bisogno di voi e si volge verso di
voi. Essa vi dice con la nostra voce: lasciate che non si rompa un’alleanza tra
le più feconde! Non chiudete il vostro spirito al soffio dello Spirito Santo!”[3].miércoles, 4 de enero de 2012
IL MODO DI SCAMBIARE IL SEGNO DI PACE NELLA S. MESSA
«Quando il lettore
ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare
questi buoni esempi. Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo
preghiere sia per noi stessi… sia per gli altri… Finite le preghiere,
ci salutiamo l’un l’altro con un bacio» (Giustino di Nablus, Apologia
I, 65; 67, cit. in CCC,
n. 1345). Queste parole di san Giustino, scritte attorno al 155, presentano
per la prima volta il segno di pace durante la Santa Messa.
LITURGIA E INSIGNIAS LITÚRGICAS
El uso de insignias, emblemas u otros
distintivos, como signos de grados jerárquicos, autoridad, pertenencia a una
profesión o asociación, etc., es frecuente y universal en muchos órdenes de la
vida: así en los tribunales, en actos académicos de las Universidades, en
ceremonias civiles, en el ejército, etc.; otro tipo de insignias son las
condecoraciones, los escudos y los emblemas a veces con leyendas o frases
explicativas. Todas ellas son muy variadas y con diversos significados, a veces
de particular interés, o, como en el caso de algunas condecoraciones y escudos,
de larga historia o de peculiar tradición, y en ocasiones han sido o son objeto
de especiales realizaciones artísticas. Las llamadas i. l. son signos
exteriores de los distintos grados jerárquicos de los ministros del culto
cristiano usados en las celebraciones cultuales y, en algunos casos, también
fuera de ellas; su estudio presenta particular interés por su uso universal y
constante en la Iglesia, así como por su peculiar historia y significación.
Suscribirse a:
Entradas (Atom)


