sábado, 7 de enero de 2012

I SEGNI ESTERNI DI DEVOZIONE DEL CELEBRANTE

La fede nella presenza del Signore nella Chiesa, in specie quella eucaristica, il sacerdote la esprime esemplarmente con l’adorazione che si documenta nella riverenza profonda delle genuflessioni durante la Santa Messa e fuori di essa. Nella liturgia postconciliare sono ridotte al minimo: la ragione addotta è la sobrietà; il risultato è che son diventate rare, oppure sono appena abbozzate. Siamo diventati avari di gesti verso il Signore; però elogiamo ebrei e musulmani per il loro fervore nel modo di pregare.

TIEMPOS DE ORACIÓN DE LA LITURGIA DE LAS HORAS


La comunidad apostólica observaba el uso nacional de los hebreos de la triple oración: por la mañana, a mediodía y por la tarde. Pero no se desconocía la oración nocturna (Le 6,12; He 16,25). A partir del s. IV se difundió mucho la costumbre de los cinco tiempos, recordada ya por Tertuliano y por otros: laudes, tercia, sexta, nona, vísperas. Sin embargo, algunos ambientes añadieron otros dos: prima, señalada para Belén y otros lugares por Casiano, y completas, de las que habla el mismo Casiano y antes todavía san Basilio. Es frecuente también un tiempo estrictamente nocturno, colocado y configurado de forma diferente.

viernes, 6 de enero de 2012

L’ARTE SACRA NEI DOCUMENTI CONCILIARI

Partiamo dall’esordio  del capitolo VII di SC, dedicato interamente all’arte sacra e alla sacra suppellettile. “Fra le più nobili attività dell’ingegno umano sono, con pieno diritto, annoverate le arti liberali, soprattutto l’arte religiosa e il suo vertice, l’arte sacra”[1].
Un primo nodo teorico da affrontare è dunque costituito dalla collocazione dell’arte sacra nella cultura delle arti liberali: il Concilio Vaticano II, infatti, sembra rispondere affermativamente alla aspirazione di riconoscimento culturale che per secoli ha animato gli artisti. In particolare nel corso del Rinascimento gli artisti rivendicano la collocazione delle arti figurative entro le arti liberali, comprendendo che ciò dipende dal loro saper esibire un carattere conoscitivo profondo, razionale.  Leonardo, per esempio, rivendica tale carattere per la pittura, la quale può vantare, rispetto alla scultura, una maggiore distanza dalla materia e un maggiore impiego del “discorso”[2].


jueves, 5 de enero de 2012

GESTI E MOVIMENTO DEI FEDELI DURANTE LA CELEBRAZIONE


I gesti e movimenti dei fedeli durante la celebrazione della Santa Messa appartengono a quegli aspetti materiali del culto divino che non si possono trascurare. San Tommaso d’Aquino è molto chiaro nell’osservare che dobbiamo rendere onore a Dio non solo in spirito. Siccome gli uomini sono creature corporee, i sensi esterni sono sempre coinvolti. Nella sacra liturgia è necessario «servirsi di cose materiali come di segni, mediante i quali l’anima umana venga eccitata alle azioni spirituali che la uniscono a Dio» (S.Th. IIa IIae q. 81 a. 7).

RIFLESSIONI SUI FONDAMENTI DELL’ARTE SACRA

Nell’epoca contemporanea, l’arte[1] e la letteratura artistica hanno sovente trascurato di affrontare, rispettivamente nella pratica e nella teoria dell’arte, le ricchissime possibilità dell’arte sacra, trascurandone o sminuendone la portata;  l’arte sacra, destinata a servire il “sacro culto” e il “sacro rito” nei “sacri luoghi” (e in questo —come vedremo— specificatamente distinta dalla più generica arte religiosa di cui costituisce la “vetta”), pur essendo “ancorata” a realtà persistenti,  viene confinata nel passato, come mero fenomeno “storico”.  Nella contemporaneità, dunque, sembra essersi interrotta la millenaria collaborazione tra la casa di Pietro[2] e gli artisti; proprio dalla parte di Pietro è provenuto, però, il richiamo a una rinnovata “alleanza”.  Alla chiusura del Concilio Vaticano II, i Padri si rivolgono anche agli artisti: “Ora a voi tutti, artisti, [...] Oggi, come ieri, la Chiesa ha bisogno di voi e si volge verso di voi. Essa vi dice con la nostra voce: lasciate che non si rompa un’alleanza tra le più feconde! Non chiudete il vostro spirito al soffio dello Spirito Santo!”[3].

miércoles, 4 de enero de 2012

IL MODO DI SCAMBIARE IL SEGNO DI PACE NELLA S. MESSA

«Quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi. Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere sia per noi stessi… sia per gli altri… Finite le preghiere, ci salutiamo l’un l’altro con un bacio» (Giustino di Nablus, Apologia I, 65; 67, cit. in CCC, n. 1345). Queste parole di san Giustino, scritte attorno al 155, presentano per la prima volta il segno di pace durante la Santa Messa.

LITURGIA E INSIGNIAS LITÚRGICAS

El uso de insignias, emblemas u otros distintivos, como signos de grados jerárquicos, autoridad, pertenencia a una profesión o asociación, etc., es frecuente y universal en muchos órdenes de la vida: así en los tribunales, en actos académicos de las Universidades, en ceremonias civiles, en el ejército, etc.; otro tipo de insignias son las condecoraciones, los escudos y los emblemas a veces con leyendas o frases explicativas. Todas ellas son muy variadas y con diversos significados, a veces de particular interés, o, como en el caso de algunas condecoraciones y escudos, de larga historia o de peculiar tradición, y en ocasiones han sido o son objeto de especiales realizaciones artísticas. Las llamadas i. l. son signos exteriores de los distintos grados jerárquicos de los ministros del culto cristiano usados en las celebraciones cultuales y, en algunos casos, también fuera de ellas; su estudio presenta particular interés por su uso universal y constante en la Iglesia, así como por su peculiar historia y significación.