lunes, 19 de diciembre de 2011

ANTONI GAUDÍ, “L’ARCHITETTO DI DIO” 2/7

Dopo un breve periodo di intensa partecipazione alla brillante vita mondana di Barcellona, Gaudí cambiò improvvisamente il suo stile di vita: divenne, infatti, schivo, dedito a dure penitenze, noncurante del successo. Secondo i biografi, questa è l’epoca in cui egli patì una delusione amorosa, che probabilmente causò il suo profondo cambio psicologico. Il 3 novembre 1883, a soli 31 anni, venne nominato architetto capo della costruzione in città del Temple Expiatori de la Sagrada Família, un edificio iniziato l’anno prima dall’architetto diocesano Francesc de Paula del Villar. Costui, in seguito a contrasti con l’architetto Joan Martorell, consigliere di Josep Maria Bocabella (fondatore dell’Associació Espiritual de Devots de Sant Josep, il sodalizio che aveva promosso la fabbrica del tempio), si era dimesso dopo pochi mesi, e così il giovane Gaudí, già collaboratore di Martorell, fu incaricato del progetto.

ANTONI GAUDÍ, “L’ARCHITETTO DI DIO” 1/7

“La creazione prosegue incessantemente attraverso l’uomo. Ma l’uomo non crea:
scopre. Coloro che ricreano le leggi della Natura per basare su esse le loro nuove
opere sono collaboratori del Creatore. Chi copia non collabora. Perciò, l’originalità
consiste nel ritorno alle origini” (A. GAUDÍ)

domingo, 18 de diciembre de 2011

SULLL'ADESIONE AL CONCILIO VATICANO II


Il cinquantesimo anniversario, ormai prossimo, della convocazione del concilio Vaticano II (25 dicembre 1961) è motivo di celebrazione ma anche di rinnovata riflessione sulla ricezione e applicazione dei documenti conciliari. Oltre agli aspetti più direttamente pratici di questa ricezione e applicazione, con le loro luci ed ombre, sembra opportuno ricordare anche la natura dell'adesione intellettuale dovuta agli insegnamenti del Concilio. Pur trattandosi di dottrina ben nota e sulla quale si dispone di abbondante bibliografia, non è superfluo ricordarla nei suoi tratti essenziali, tenuto conto della persistenza di perplessità manifestatesi, anche nell'opinione pubblica, riguardo alla continuità di alcuni insegnamenti conciliari rispetto ai precedenti insegnamenti del magistero della Chiesa. Innanzitutto non sembra inutile ricordare che l'intenzione pastorale del Concilio non significa che esso non sia dottrinale. Le prospettive pastorali si basano infatti, e non potrebbe essere diversamente, sulla dottrina. Ma occorre, soprattutto, ribadire che la dottrina è indirizzata alla salvezza, il suo insegnamento è parte integrante della pastorale. Inoltre, nei documenti conciliari è ovvio che ci sono molti insegnamenti di natura prettamente dottrinale: sulla divina Rivelazione, sulla Chiesa, ecc. Come scrisse il beato Giovanni Paolo II, "con l'aiuto di Dio i Padri conciliari hanno potuto elaborare, in quattro anni di lavoro, un considerevole complesso di esposizioni dottrinali e di direttive pastorali offerte a tutta la Chiesa" (costituzione apostolica Fidei depositum, 11 ottobre 1992, introduzione).

COMUNIÓN POR INTINCIÓN


La intinción es una de las formas por las cuales un comulgante puede recibir la sangre de Cristo. El sacerdote ofrece al comulgante la hostia empapada en la Sangre de Cristo.  

El ministro extraordinario de la Sagrada Comunión no está autorizado para hacer la intinción del pan en el vino bajo ninguna circunstancia. Si la comunión se distribuye por intinción, el ministro extraordinario puede ayudar al sacerdote, de la misma manera que un acólito instituido, sostiene el cáliz de manera que el sacerdote pueda mojar fácilmente la hostia en el cáliz y colcar la comunión en la lengua del comulgante.

sábado, 17 de diciembre de 2011

UMANESIMO E BELLEZZA IERI E OGGI - PROF. ANTONIO NATALI


UMANESIMO E BELLEZZA IERI E OGGI - CARD. GIANFRANCO RAVASI

Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, introduce il tema dell'evento fiorentino: La potenza della bellezza' evocata nel Siracide, ha ricordato il cardinale Ravasi, va riproposta al giorno d'oggi anche perché è oscura, 'capace di creare un fremito'. 'La bellezza ferisce, ma proprio così richiama l'uomo al suo destino ultimo', scriveva in un saggio il cardinale Ratzinger. Mentre il poeta rumeno Emil Cioran irrideva i teologi che perdono tempo a spiegare l'esistenza di Dio, quando basta un'opera di Bach a provarla. Senza l'arte Dio rischia di rimanere un'astrazione e la fede è incapace di parlare al cuore dell'uomo. Ma la bellezza, come condizione metafisica del bene, può e deve essere anche il territorio di incontro fra credenti e non-credenti, linguaggio universale di riscatto etico, per costruire un nuovo umanesimo. Bisogna superare la banalità, la mucillagine che è quell'indifferenza del nostro tempo che nulla assorbe e nulla ascolta E la forza della bellezza della parola deve lacerare questa barriera incolore e lagnosa.

ARCHITETTURA COME DELLA MEMORIA - MARIO BOTTA